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La questione tibetana, al di là delle palle yankee
(troppo vecchio per rispondere)
giovanni2
2009-03-16 21:43:04 UTC
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La storia del Tibet ha origini incerte, forse risalenti alle tribù
nomadi guerriere Qiang, attestate nella zona nel secondo secolo AC.
Quello che risulta palese è invece il fatto che quello che può essere
definito come “popolo tibetano” sia in realtà la congiunzione di
diverse popolazioni provenienti da Ovest (Asia Centrale), Sud-Ovest
(Valle dell'Indo), Sud-Est (territori delle foreste birmane), Est
(Valle dello Yangzi) e da Nord (Valle del Fiume Giallo). Questa
diversità è visibile ancora oggi: da una valle all'altra,
l'architettura delle case, i vestiti e la lingua sono talvolta
differenti. Prima dell'arrivo del Buddismo in Tibet (VI secolo DC),
l'altopiano fu solcato da credenze e culture variegate di tipo
animistico. Il più rilevante tra i culti praticati in questo periodo
sembra provenire dall'Asia centrale: il Bon. Fino al VII secolo DC non
risulta presenza di un popolo compatto politicamente. In questo
periodo numerose parti della regione furono unificate dal re Songstan
Gampo con lo scopo di attaccare il suo potente vicino: la Cina dei
Tang. Il conflitto terminò con un'alleanza: i cinesi respinsero i
tibetani e l'imperatore Tang offrì sua figlia in sposa a Gampo. Questa
alleanza permise al buddismo (scuola cinese del JingTu) di entrare
alla corte reale dove vi restò confinato per qualche secolo. Nel IX
secolo la dinastia che guidò il regno si sfaldò e precipitò il paese
nell'instabilità politica. In questo periodo, nell'XI secolo, il Nord
dell'India fu assalito da ondate musulmane; in quell'area si trovavano
le più importanti scuole del Tantrismo (o Vajarayana, formatosi in
India verso il VI secolo). Sotto l'assalto, i maestri tantrici
ripararono nell'Hymalaya, in un Tibet senza fede ne legge. In questa
fase il buddismo tantrico conobbe un'autentica esplosione, le comunità
aumentarono rapidamente di numero e si divisero a loro volta in
numerose sottoentità, le cui ultime nate (nel XIV secolo) sono le più
note: i Berretti Gialli. Le popolazioni tibetane, finora sottoposte ai
signori e alle rivalità tra le grandi famiglie della nobiltà, si
convertirono in massa al buddismo e si misero al servizio delle
comunità tantriche: la struttura ecclesiastica di quella dottrina
portò loro sicurezza e stabilità. In questo modo il buddismo permise
di instaurare nel Tibet una società feudale. Il potere era diviso tra
la nobiltà tibetana e le comunità buddiste, con più del 90% della
popolazione posto in regime di servitù. L'arrivo dei Mongoli nel XIII
secolo fece del Tibet un annesso del loro impero cinese. L'imperatore
Kublai Kanh entrò in contatto con l'abate di Sakya (Tibet meridionale,
setta dei Berretti Rossi) che fu nominato Grande Lama (un'autorità che
avrebbe dovuto presiedere tutti gli altri Lama, una sorta di papa) a
cui fu affidato il potere di sovranità temporale sul Tibet. Nel 1578
l'imperatore mongolo della Cina, Altan Khan inviò un esercito in Tibet
per sostenere il Grande Lama Sonam Gyatso, un ambizioso venticinquenne
a cui fu conferito il titolo di Dalai (Oceano) Lama, signore di tutto
il Tibet. Il primo Dalai Lama della storia fu dunque investito della
propria carica da un esercito cinese. Per elevare la sua autorità
oltre la sfida mondana, temporale, Sonam Gyatso confiscò monasteri che
non appartenevano alla sua setta, e si crede abbia distrutto scritti
buddisti contrastanti con la sua pretesa di divinità. A causa di lotte
intestine l'esercito Mongolo tornerà più volte ad intervenire in
Tibet, ristabilendo ogni volta al potere il Dalai Lama e le sue
successive “reincarnazioni”. Col passare degli anni il feudo condivise
il declino della potenza mongola, sua protettrice, e si trovò in balia
del limitrofo impero cinese dei Manciù che lo conquistò nel 1721. Nel
1751 divenne una delle 18 province del “Celeste Impero” sotto forma di
dipendenza autonoma. Nel 1904 la Gran Bretagna inviò un contingente di
forze indiane, al comando di Sir Francis Younghusband, per sanare una
controversia confinaria con le colonie inglesi che di fatto portò
all'occupazione militare del Tibet, territorio che aveva anche destato
l'interesse dello Zar di Russia. Una volta occupata la regione, gli
inglesi cercarono di stabilire rapporti con l'aristocrazia schiavista
e monastica che in precedenza la controllava. Nel 1910 i Manciù
cercarono di ristabilire il controllo territoriale sul Tibet. Dopo lo
scoppio della rivoluzione in Cina del 1911, il Dalai Lama a fuggì in
India dagli inglesi. Gli inglesi intervennero nuovamente e occuparono
Lhasa nel 1912. Al suo ritorno, il XIII Dalai Lama promise di
modernizzare il Tibet nel rispetto della tradizione religiosa, ma la
società rimase sostanzialmente quella feudale di sempre. I britannici
cercarono, nell’ottica dell'indebolimento, di tentare di attribuire
uno status internazionale alle autorità tibetane, invitandole nel 1913
alla conferenza di Simla, dove, nonostante le proteste della
delegazione cinese, si fecero cedere i territori che tuttora sono
contestati con l'India. Nessun governo della Cina accettò mai l'esito
di quella conferenza, il paese conservò la sua integrità territoriale
che più tardi fu confermata dalle Nazioni Unite. I Lama continuarono a
governare la regione con la legittimazione del regime reazionario del
Kuomintang, la cui autorità politica fu riconosciuta anche per
ratificare la scelta dell’attuale Dalai Lama e Lama Panchen. Quando il
giovane Dalai Lama fu investito della sua carica a Lhasa, ciò avvenne
con una scorta armata di truppe di Chiang Kaishek e di un ministro
cinese in carica, in conformità con una tradizione secolare. A
conferma di questa interpretazione dei fatti, che altrove ho visto
riportati in modo distorto con palesi finalità ideologiche (ndr),
basti pensare che durante la seconda guerra mondiale le truppe alleate
chiedevano regolarmente a Chiang Kaishek il permesso di sorvolo sul
Tibet. L’isolamento territoriale rispetto al centro e le difficoltà
che la Cina attraversò durante le due guerre mondiali fecero si che la
regione tibetana ebbe un coinvolgimento ridotto nelle questioni
nazionali. Nel 1950, con la fine della guerra civile e la
proclamazione nel 1949 della Repubblica Popolare Cinese, le truppe di
Mao Tse Tung completarono in Tibet il controllo sul territorio
nazionale. Nel 1951 fu raggiunto un accordo con il Dalai Lama per la
concessione di un regime di autonomia. Questo accordo conferiva alla
Cina il controllo militare e il diritto esclusivo di condurre le
relazioni estere; si rilasciava anche ai cinesi un ruolo diretto
nell’amministrazione interna “per promuovere le riforme sociali”. Tra
le prime riforme varate ci fu anche quella che riduceva i tassi di
interesse, fino a quel punto non molto dissimili a vera e propria
usura, e fu varata per la prima volta nella storia della regione
tibetana, la costruzione di ospedali e strade secondo canoni moderni.
Mao e i suoi quadri non intendevano semplicemente occupare la regione,
desideravano altresì la collaborazione del Dalai Lama per trasformare
l’economia feudale del Tibet in conformità con gli obiettivi
socialisti. Nell’importante saggio Feudalesimo amichevole: il mito del
Tibet del giornalista americano Michael Parenti emerge che: “Perfino
Melvyn Goldstein, che è solidale con il Dalai Lama e con la causa
dell’indipendenza tibetana, ha ammesso che ?contrariamente
all’opinione corrente in occidente? i cinesi ?perseguivano una
politica moderata. Avevano cura di mostrare rispetto per la cultura e
le religioni tibetane? e ?permettevano ai vecchi sistemi monastico e
feudali di continuare immutati. Fra il 1951 e il 1959, non solo non
venne confiscata alcuna proprietà aristocratica o monastica, ma venne
permesso ai signori feudali di esercitare una continua autorità
giudiziaria nei confronti dei contadini a loro vincolati
ereditariamente?. Nel 1956-57 bande armate tibetane tesero
un’imboscata ad un convoglio dell’Esercito di Liberazione del Popolo
cinese. Tale sommossa ricevette indirizzo e sostegno materiale dalla
CIA che, su iniziativa del governo statunitense, permise di fornire
agli insorti armi, provviste e addestramento militare per le unità di
combattimento. Nel 1958 oltre 30 tibetani, nella massima segretezza,
iniziarono il loro addestramento nella base USA di Camp Dale in
Colorado. A data odierna, in quel campo, risultano esserne stati
addestrati 300. Nel luglio 1959 la CIA iniziò concretamente il
rifornimento aereo di armi, munizioni e soldati addestrati che
arrivarono in Tibet grazie ai C-130. Risulta così che dal 1957 al 1960
siano stati trasferite verso la regione oltre 400 tonnellate di merce.
In una delle operazioni diversive condotte dai guerriglieri rimase
ucciso il comandante del distretto occidentale del Tibet. Fu così che
i servizi segreti americani si impossessarono di importanti
informazioni sulla situazione interna cinese, sulla consistenza
militare, sul programma nucleare, sui rapporti tra Mosca e Pechino. Da
ormai qualche anno, è noto il fatto che fu proprio la CIA a impiantare
basi di sostegno militare in Nepal, compiendo numerosi ponti aerei per
le operazioni di guerriglia condotte all’interno del Tibet. Durante la
rivolta la “Società Americana per un’Asia Libera” propagò in modo
dispiegato la causa indipendentista. Thubtan Norbu, fratello maggiore
del Dalai Lama, giocò un ruolo di primo piano all’interno di questo
gruppo. Molti dei commando e agenti che furono paracadutati dalla CIA
in Tibet erano capi di clan aristocratici. Secondo una relazione degli
stessi servizi segreti americani, il 90% di questa truppa non era
conosciuto da nessuno all’interno del paese. Vista l’evidente natura
morfologica del territorio, la ridotta guarnigione dell’Esercito di
Liberazione del Popolo cinese non sarebbe mai stata in grado di
catturare costoro, come poi fece, senza un appoggio diretto da parte
della stessa popolazione tibetana. Ciò dimostra che su un piano
effettivo la reazione al governo comunista abbia avuto una base molto
ristretta all’interno della regione.
All’inizio degli anni ’60 le spese dell’intelligence americana
ammontavano a 1,7 milioni di dollari annui, di cui 500000 destinati al
mantenimento di 2100 ribelli nelle basi nepalesi e 180000 destinati
alle “necessità personali” del Dalai Lama, nel frattempo fuggito in
India. La fuga del Dalai Lama ebbe un prezzo: la concessione di una
borsa di studio a 400 ingegneri indiani affinchè si addestrassero alla
tecnologia nucleare negli Stati Uniti. Lo scambio fu accettato e, per
ironia della sorte, la prima bomba atomica indiana fu battezzata col
soprannome di “Buddha sorridente”. Quando i rapporti tra Pechino e
Washington migliorarono, l’attività sovversiva fu temporaneamente
sospesa. Alla popolazione tibetana questa avventura statunitense costò
oltre 87000 morti. Dopo il 1959, le autorità cinesi eliminarono il
sistema di schiavitù, di servitù della gleba e l’utilizzo di mano
d’opera non salariata. Fu eliminato il sistema delle tasse, creato un
nuovo piano di lavoro, furono ridotte in larga parte la disoccupazione
e la miseria. Furono costruiti i soli ospedali esistenti nel paese e
un nuovo sistema educativo, che rompesse con il monopolio che i
monasteri avevano in entrambi i settori. Furono costruiti sistemi di
irrigazione per l’acqua e fu portata l’energia elettrica a Lhasa. Fu
inoltre abolito il sistema delle flagellazioni pubbliche, le
mutilazioni e le amputazioni compiute come forme di punizione dalle
autorità religiose. Dal 1961 centinaia di acri precedentemente
posseduti dai signori e dai Lama furono distribuiti agli affittuari e
ai contadini senza terra. Nelle zone dedicate alla pastorizia, le
greggi furono affidate alle comuni dei poveri e dei pastori.
Miglioramenti e investimenti furono prodotti nell’allevamento del
bestiame e per le nuove coltivazioni di verdure, frumento e orzo che
furono introdotti per la prima volta. Con la pianificazione di un
nuovo sistema di irrigazione fu possibile un notevole incremento della
produzione contadina. Una parte della popolazione rimase comunque
religiosa e lasciata in libertà di fare elemosine al clero, tuttavia
la gente non fu più costretta a rendere omaggio o a fare regali sotto
coercizione ai monasteri e ai signori. I molti monaci costretti negli
ordini religiosi fin da bambini furono lasciati liberi di scegliere se
rinunciare o meno alla vita monastica e così migliaia di persone
tornarono alla vita civile. Il clero restante continuò a vivere
contando su minimi stipendi governativi ed un reddito supplementare
guadagnato officiando ai servizi di nozze ed ai funerali. Si tenga
comunque conto che nel consolidare l’autorità sul Tibet, le stesse
autorità cinesi ammettono degli errori, specie nel periodo della
rivoluzione culturale (1966-1976), fase in cui le persecuzioni
religiose raggiunsero un alto picco in tutto il paese. Verso la fine
degli anni ’70 la Cina aveva ottenuto la piena pacificazione della
situazione, provando inoltre a correggere alcuni errori commessi
durante i due decenni precedenti. Nel 1980 il governo iniziò una serie
di riforme destinate ad assegnare al Tibet un grado sempre più elevato
di autonomia. Agli abitanti venne permesso di coltivare propri
appezzamenti di terra, vendere le eccedenze del raccolto, scegliere le
coltivazioni più adatte al proprio sostentamento e a quello del
bestiame. Vennero ripristinate le comunicazioni con il mondo esterno e
i controlli alla frontiera furono facilitati così da permettere ai
tibetani di visitare parenti in India e Nepal. Dalla metà degli anni
’90 il PIL della regione è aumentato del 13% annuo, ossia più degli
eccezionali ritmi di sviluppo dell’intero paese. Le opere edili sono
raddoppiate e il commercio, che fino a dieci anni fa si svolgeva quasi
esclusivamente col limitrofo Nepal, è cresciuto di ben 18 volte
rispetto al 1995. Con gli stessi ritmi si sono sviluppati il sistema
sanitario e quello scolastico (entrambi inesistenti in passato). Nel
2001 il governo di Pechino ha stanziato 65 miliardi di yuan per
finanziare progetti di infrastrutture che permettano ai tibetani di
uscire dal medioevo buddista-lamaista e di approdare al mondo
contemporaneo, usufruendo dei vantaggi del progresso economico e
sociale cinese. Fino a pochi mesi fa l’unica via di comunicazione tra
il Tibet e il resto della Cina era una strada dissestata che partendo
da Golmund consentiva ai camion di accedere a Lhasa in 50-60 ore di
viaggio. Oggi lo stesso percorso si compie in 16 ore sul modernissimo
“treno del cielo” che corre lungo i binari della più alta ferrovia del
pianeta: 1200 km ad un’altitudine di oltre 5000 metri.


Il carattere feudale e reazionario del Tibet lamaista

Un articolo del marzo 1959 de L’Unità descrive la natura reazionaria
della società tibetana prima dell’arrivo delle truppe di Mao: “Ancora
oggi dopo l’accordo del 1951, questo paese (il Tibet) che si estende
per circa un milione di chilometri quadrati sul più elevato altopiano
del mondo, è retto autocriticamente dai monaci buddisti. E’ una
società feudale, organizzata rigidamente a piramide, al vertice della
quale è il Dalai Lama e alla cui base sono i servi della gleba. Tutto
il potere emana dai monaci dei tre grandi monasteri di Drebung, Sera e
Granden, ed è tra essi che vengono scelti sia i membri del Casiag, il
governo responsabile verso il Dalai Lama, che i funzionari dei Lama”.
Il monastero di Drepung era una delle più estese proprietà terriere
del mondo, era in possesso di 185 feudi, 25000 servi della gleba, 300
grandi pascoli e 16000 guardiani di gregge. La ricchezza dei monasteri
andava ai Lama di più alto rango, molti dei quali giovani rampolli di
famiglie aristocratiche, il basso clero era invece di estrazione
contadina. Questa disuguaglianza classista all’interno della società
tibetana è strettamente paragonabile a quella del clero cristiano
dell’Europa medioevale. All’interno di un quadro simile, è evidente
che anche le autorità militari detenessero un quantitativo consistente
di potere; si pensi ad esempio che il capo dell’esercito possedeva
4000 chilometri quadrati di terra e 3500 servi. I ragazzini tibetani
venivano regolarmente sottratti alle famiglie e condotti nei monasteri
per intraprendere a vita il ruolo di monaci. Tashì-Tsering, un monaco,
riferì che era pratica comune per i bambini contadini essere abusati
sessualmente all’interno delle strutture religiose. Egli stesso fu
vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate durante l’infanzia,
non molto tempo dopo che fu introdotto nel monastero, all’età di nove
anni.
Nel 1953 la maggioranza della popolazione rurale, circa 700000
abitanti su 1250000 totali, era composta da servi della gleba.
Vincolati ad un ristretto apprezzamento, veniva destinata loro
soltanto una ristretta parcella fondiaria necessaria al loro
sostentamento. I servi della gleba e il resto dei contadini dovevano
fare a meno dell’istruzione e delle cure mediche. Trascorrevano la
maggior parte del loro tempo a lavorare per i monasteri, per i singoli
Lama e per l’aristocrazia laica, composta da circa 200 famiglie. Si
può dire che erano diretta proprietà dei signori che gli comandavano
quali prodotti coltivare e quali animali allevare. Non potevano
sposarsi senza il consenso del loro padrone che poteva, a piacimento,
allontanare i servi dalla famiglia, venderli o torturarli a morte. I
proprietari terrieri avevano l’autorità legale di catturare e
impiegare metodi coercitivi, fino alla violenza, per coloro che
tentavano la fuga, obbligandoli a tornare indietro. Secondo la
testimonianza di una donna ventiduenne fuggiasca, tutte le ragazze più
graziose della servitù erano solitamente prese dal proprietario come
domestiche e trattate come meglio desiderava; erano schiave senza
alcun diritto. Ogni aspetto del quotidiano era regolato da rigide
forme tributarie: il matrimonio, la nascita di un figlio, la morte di
un congiunto. Era soggetto a imposta chi piantava un nuovo albero in
cortile, chi deteneva animali domestici, chi possedeva vasi di fiori,
chi metteva un campanello al bestiame. C’erano tasse per le festività
religiose: poter ballare, far rullare il tamburo e suonare il
campanello aveva un prezzo. Tasse ulteriori erano destinate per la
carcerazione e la scarcerazione. Chi si spostava da un luogo all’altro
doveva versare una tassa di transito. Perfino i mendicanti e i
disoccupati non erano esenti dal dover versare un contributo. Quando
la gente non era in grado di pagare, i monasteri prestavano denaro con
interesse oscillante tra il 20% e il 50%; qualora l'obbligo non fosse
estinto, il debitore era costretto in un periodo di schiavitù da parte
del monastero. Risulta piuttosto evidente come, nel Tibet feudale, i
debiti e conseguentemente la schiavitù avessero natura ereditaria. Le
dottrine pedagogiche della teocrazia furono funzionali e responsabili
nell’appoggio di questa pratica sociale classista. Fu insegnato ai
poveri e agli afflitti che i propri guai erano causa del comportamento
sciocco e immorale che avevano perpetrato nel corso delle loro vite
precedenti. Dovevano quindi accettare la miseria della loro esistenza
presente come espiazione, così da migliorare la loro reincarnazione
futura. I ricchi consideravano d’altro canto, la loro fortuna come una
ricompensa per una condotta diligente e per la loro virtù
esistenziale. La struttura in caste si manifesta anche dopo la morte:
il corpo degli aristocratici veniva cremato o inumato, i corpi della
massa venivano dati in pasto agli avvoltoi. L’Herald Tribune ha
descritto accuratamente come, durante i funerali di plebei, fosse il
sacerdote a staccare la carne del cadavere pezzo per pezzo per
facilitare il compito degli avvoltoi. La descrizione era minuziosa e
seguita da uno studioso che spiegava tutto in chiave ecologica. Lo
stesso studioso si guardò però bene dall’affermare perché ad un simile
contributo abbiano dovuto contribuire soltanto i plebei. Nel Tibet del
Dalai Lama, la tortura e la mutilazione, compresa l’asportazione
dell’occhio e della lingua, l’azzoppamento e l’amputazione delle
braccia e delle gambe, erano le punizioni principali destinate a
ladri, servi fuggiaschi e ad altre forme di dissenso verso il potere.
Dato che infliggere la morte è contrario alla dottrina buddista, le
vittime venivano frustate severamente e poi “abbandonate a Dio”, vale
a dire costrette a morire nella gelida notte dell’altopiano. Alcuni
monasteri detenevano prigioni private. Con la liberazione della
regione da parte del governo cinese, emersero particolari
raccapriccianti. Nelle segrete dei conventi erano presenti manette di
tutte le taglie (comprese quelle di piccola misura per bambini),
strumenti per mozzare nasi e orecchie, altri per spezzare mani. Per
strappare gli occhi era disponibile uno speciale copricapo di pietra
provvisto di due fori, che veniva premuto sulla testa per far si che
gli occhi potessero gonfiare e deformarsi, fuoriuscendo dalle orbite;
tutto questo per semplificare e velocizzare l’asportazione. Erano
presenti congegni per tagliare le rotule e i talloni, per azzoppare,
tizzoni ardenti, scudisci e strumenti speciali per sventrare. Va anche
aggiunto che dalla liberazione del Tibet da parte dei comunisti a
oggi, la speranza di vita degli abitanti della regione è salita da 35
a 69 anni. Un successo non da poco se si considera che sotto la
teocrazia gli unici farmaci disponibili erano costituiti dall’urina e
la saliva dei monaci. Seguendo l’esempio dei loro compagni tibetani, a
cui sono legati da secoli, i contadini nepalesi sono insorti nel 1996
per liberarsi dagli stessi rapporti di tipo feudale che avevano
amministrato anche la regione a nord della loro. Ciò che generalmente
oggi viene dimenticato è che, negli anni ’30, i nazisti, e fra costoro
il Reichfuhrer delle SS Heinrich Himmler ritenevano il Tibet come
luogo santo dei sopravvissuti della perduta Atlantide e sito
originario della “pura razza nordica”. All’età di 11 anni il già
designato Dalai Lama ricevette l’amicizia di Heinrich Harrer, membro
del partito nazista e ufficiale delle SS. Al di là dello stereotipo
presentato nel film hollywoodiano interpretato da Brad Pitt, Harrer
era un membro ai vertici delle SS quando divenne insegnante incaricato
di impartire lezioni alla giovane autorità religiosa “sul mondo
esterno al Tibet”. I due rimasero amici fino alla morte
dell'austriaco, nel 2006. Nonostante si sia sempre presentato come
difensore dei diritti umani, per cui vinse il premio nobel per la pace
nel 1989 - successo che pensò giustamente di onorare mediante
l’appoggio ai bombardamenti Nato sulla Jugoslavia - il Dalai Lama ha
sempre continuato a frequentare e ha avuto come consiglieri i membri
dell’ex aristocrazia tibetana; un’aristocrazia che considera il Dalai
Lama come unica eterna (per via delle sue reincarnazioni naturalmente)
ed indiscussa autorità religiosa e temporale, un’aristocrazia che
auspica caldamente il ritorno al Tibet prerivoluzionario. Se
l’appoggio incondizionato alla CIA e il prezzolamento di cui ho
parlato nel paragrafo precedente non dovesse bastare, la
frequentazione di ambienti reazionari da parte del “grande oceano” ha
avuto altri picchi di “internazionalismo”. Nel 1999, insieme a
Margareth Tatcher, papa Giovanni Paolo II e George Bush senior, il
Dalai Lama ha fatto appello al governo britannico per liberare l’ex
dittatore fascista cileno Augusto Pinochet, sollecitando che fosse
inviato in Cile, anziché in Spagna, dove lo attendeva un processo per
crimini contro l’umanità. Oggi, principalmente attraverso il “Fondo
per lo sviluppo della democrazia” e altri canali rami della CIA, il
Congresso statunitense continua a assegnare 2 milioni di dollari annui
ai tibetani in India, con altri milioni supplementari per le “attività
democratiche” all’interno della comunità tibetana in esilio. Il Dalai
Lama ottiene anche sostentamento dal finanziere George Soros,
sovvenzionatore della Radio Free Europa-Radio Liberty di proprietà
della CIA, e aveva strettissimi rapporti con il capo del partito
nazionalsocialista cileno, Miguel Serrano, fautore dell’hitlerismo
esoterico.


Luoghi comuni

Se il quotidiano Le Monde ha stimato che la Cina è il paese con il più
alto tasso di luoghi comuni al mondo, la regione del tibetana è
certamente uno dei maggiori produttori del paese. Proprio attraverso
la costruzione di una strategia di disinformazione nel corso degli
anni, gli ambienti reazionari e monastici, sponsorizzati dal denaro
statunitense, hanno cercato di giustificare le loro azioni di
destabilizzazione interna contro uno stato sovrano: la Cina. La più
palese falsificazione riguarda la pretesa di indipendenza tibetana.
Nella realtà dei fatti nessun paese, ne l’ONU, riconosce uno status di
indipendenza al Tibet. In aggiunta a questo, da 250 anni a questa
parte qualsiasi governo cinese: sia quello imperiale, sia quello del
Kuomintang, che quello comunista hanno sempre considerato l’area come
parte integrante dello territorio cinese. Nel 1949 il dipartimento di
stato americano pubblicò un libro sulle relazioni USA-Cina a cui
accluse una mappa in cui sia il Tibet che Taiwan figuravano come parti
integranti del paese asiatico. Con l’avvento dei comunisti al potere,
anche le cartine geografiche cambiarono e ogni espediente si dimostrò
essere lecito per indebolire la sovranità nazionale cinese. Risulta
dunque abbastanza chiaro che quella che viene celebrata da Hollywood
come un’occupazione militare, non sia altro che il naturale
consolidamento territoriale di un esercito vincitore al termine di una
sanguinosa guerra civile. Il Dalai Lama è appoggiato all’unanimità
dalla popolazione Tibetana? A darci una risposta, parlando dei fatti
del ‘56 è il testo più anticinese e anticomunista che sia mai stato
scritto: Il libro nero del comunismo, all’interno del quale gli autori
si sono scagliati contro la plebe tibetana colpevole di “essersi
collegata subito col regime comunista” e che, anche all’interno di
ampi settori buddisti, la strategia del Dalai Lama non fu condivisa al
punto che alcuni monaci offrirono supporto ai comunisti. A questo dato
va aggiunto quello di una considerazione che nega statisticamente
l’assioma secondo cui il Dalai Lama risulti essere una sorta di papa
del buddismo mondiale. Il 6% della popolazione mondiale è buddista; di
questo sei per cento il Dalai Lama non è rappresentante del buddismo
zen giapponese, ne di quello del sudest asiatico, tantomeno di quello
cinese. Tirando le somme, il buddismo tibetano rappresenta soltanto
1/60 del 6% mondiale, di questa frazione esistono quattro scuole: una
soltanto tra queste, quella dei berretti gialli (gelugpa), fa
riferimento al Dalai Lama. Oltre a non esser stata condivisa da alcuni
settori religiosi tibetani, la sua causa non ha mai ottenuto
l’unanimità neanche tra i buddisti all’estero. Non molti sapranno che
nel 1992 questa figura è stata oggetto di manifestazioni ostili da
parte della più grande organizzazione buddista presente in Gran
Bretagna che lo accusa di essere un “dittatore spietato” e un
“oppressore della causa religiosa”. Per quanto riguarda la denuncia
del Dalai Lama a riguardo di un presunto genocidio da parte cinese
emergono dati di falsificazioni palesi quanto inquietanti. Patrick
French, mentre era direttore della “Free Tibet Campaign” (Campagna per
l’indipendenza del Tibet) in Inghilterra fu il primo a consultare gli
archivi del governo tibetano in esilio. Le conclusioni da lui tratte
lo portarono a notare l’evidente falsificazione dei dati. Conclusioni
che portarono French a consegnare immediatamente le dimissioni per le
campagne di indipendenza del Tibet. Nelle testimonianze raccolte da
Gyalo Thondrup, fratello del Dalai Lama e agente della CIA, French
constatò che le cifre dei morti erano state aggiustate in seguito.
Mentre la cifra di 1,2 milioni di tibetani uccisi dalle autorità
cinesi, faceva il giro del mondo, French notava che – ad esempio – i
dati di uno stesso scontro armato venivano registrati cinque volte. Il
giornalista affermò inoltre che tutte le cifre di cui era in possesso
riguardavano soltanto la popolazione maschile della regione. Riteneva
impossibile che fossero presenti 1,5 milioni di tibetani maschi
all’epoca perchè un dato simile non sarebbe stato più elevato di oggi,
periodo in cui – sia per i monaci in esilio, che per il governo cinese
– gli abitanti della regione risultano essere 6 milioni di individui,
cioè circa due volte quella del 1954. I dati di alcuni osservatori
internazionali (Banca mondiale e Organizzazione mondiale della sanità)
confermano queste cifre; nonostante la manifesta incongruenza
matematica tuttoggi il Dalai Lama continua a pretendere che 1,2
milioni di tibetani siano morti a causa dei cinesi.

Un importante tassello geopolitico

E' necessario adesso avviare una riflessione sulle motivazioni che si
intrecciano con la campagna di destabilizzazione cinese. Per la Cina,
la regione tibetana ha un alto valore strategico, non soltanto per il
comprovato potenziale militare che la sua altitudine può offrire in
ambito di guerra missilistica, ne solo per la dislocazione geografica
a ridosso con l'India, il più recente alleato anticinese di
Washington, ma anche per le ingenti risorse sia naturali che
quest'area possiede. Il Tibet contiene tra i più ricchi ed estesi
giacimenti di uranio, litio e di borace al mondo, costituisce il
primato asiatico per quanto concerne i giacimenti di rame e ha più di
80.000 miniere d'oro. Le foreste tibetane, inoltre, costituiscono la
maggiore riserva di legname cinese. Nel Bacino del Quidam, al confine
con la regione autonoma del Xinjiang esiste una vasta regione
petrolifera e mineraria nota come “il bacino del tesoro”. Quest'area
contiene 57 tipi diversi di risorse minerarie con giacimenti
comprovati di petrolio, gas naturale, carbone, sale grezzo, potassio,
magnesio, piombo, sinzo ed oro. Questi siti minerari hanno un valore
economico potenziale di 15 milioni di yuan (1,8 bilioni di dollari). A
questo va aggiunto che la collocazione “sul tetto del mondo” rende
l'area tibetana la più importante riserva d'acqua del pianeta. Dal
Tibet nascono le sorgenti dei sette fiumi più grandi dell'Asia, che
soddisfano il fabbisogno idrico di 2 miliardi di persone. Chi
controlla l'acqua di questa regione ha in mano il deterrente
geopolitico più importante di tutta l'Asia. Risulta a questo punto
evidente che l'area sia un tassello cruciale per intensificare la
destabilizzazione del concorrente da parte dell'amministrazione
americana. Gli altri elementi di questa strategia sono: il tentativo
di accendere una rivoluzione “zafferano” nel Myanmar, la dislocazione
di truppe Nato sotto comando USA in Darfur (dove le compagnie
petrolifere cinesi stanno sviluppando risorse di petrolio
potenzialmente enormi), il contrasto ai rapporti economici che la Cina
sta sviluppando nel resto dell'Africa, il tentativo di trasformazione
dell'India nella più importante base avanzata in Asia, la creazione di
tensioni in Uzbekistan e Kyrgigystan per far crollare gli importanti
corridoi energetici verso il Kazakhstan.
amalric
2009-03-17 00:05:01 UTC
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Post by giovanni2
La storia del Tibet ha origini incerte
Giah. Come questo pezzo di propaganda cinese, copiaincollato senza
citare la fonte.

Chiaramente l'asino gioanin e' tornato alle pratiche scolastiche con cui
cercava di passare gli esami, sbirciando a destra e sinistra....

Roba pietosa...

Am.
giovanni
2009-03-17 01:56:21 UTC
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Post by amalric
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Post by giovanni2
La storia del Tibet ha origini incerte
Giah. Come questo pezzo di propaganda cinese,
smentisci con comodo, pirla
amalric
2009-03-17 06:14:39 UTC
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Post by giovanni
Post by amalric
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Post by giovanni2
La storia del Tibet ha origini incerte
Giah. Come questo pezzo di propaganda cinese,
smentisci con comodo, pirla
E perche' mai dovrei smentire un pirla che scopiazza propaganda?

Starei fresco...

Bwaha!

Am.
giovanni
2009-03-17 08:23:49 UTC
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Post by amalric
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Post by giovanni
Post by amalric
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Post by giovanni2
La storia del Tibet ha origini incerte
Giah. Come questo pezzo di propaganda cinese,
smentisci con comodo, pirla
E perche' mai dovrei smentire un pirla che scopiazza propaganda?
magari perchè stai raccontando fole da giorni tipo quella del Tibet
indipendente? Facciamo un esempio: il Dalai Lama è un'invenzione
mongola...

"Il titolo onorifico di Dalai Lama è tratto da una combinazione della
parola mongola Dalai, che significa Oceano, e pronunciabile in
tibetano come tale'i, e lama, equivalente tibetano della parola
sanscrita guru, ovvero Maestro spirituale.
Questa denominazione fu attribuita nel 1578 a Sonam Gyatso, supremo
capo religioso della corrente tibetana buddista dei Gelupa, da Altan
Khan, sovrano mongolo.
Quando i sovrani mongoli fecero del "Grande Quinto" Dalai Lama il
sovrano assoluto del Tibet, la residenza dell' Oceano di Saggezza
divenne il Palazzo del Potala di Lhasa, che divenne simbolo del potere
politico e religioso della nazione, insieme al Palazzo d' Estate, il
Norbulingka, anch' esso a Lhasa."
qual è la barzelletta? Che con questi precedenti, i lama attuali hanno
il coraggio di dire che i cinesi non hanno diritto di nominare il
prossimo DL, come se il primo l'avessero scelto loro...e di sicuro voi
massacratori di tibetani siete gli ultimi a poter parlare della loro
sovranità. Ma andiamo avanti: dopo i vostri immani massacri:

Despite the mutual agreement, the British expedition did kill large
numbers of unprepared Tibetan soldiers and civilians. The biggest
massacre took place on March 31, 1904, at a mountain pass halfway to
Gyantse near a village called Guru. Colonel Younghusband tricked the
2,000 Tibetan soldiers guarding the pass into extinguishing the
burning ropes of their basic matchlock rifles before firing at them
with the Maxim machine guns and rifles. The Tibetan casualties,
according to Younghusband’s account, were "500 killed and wounded."
Others have claimed that the Tibetan casualty was as high as 1,300.
According to the British, their intention was to disarm Tibetan
soldiers who were being surrounded. The slaughter was triggered by the
Tibetans who fired the first shot. But the accounts of those who
pulled the triggers make it clear that the British had the intention
of killing as many as possible. “From three sides at once a withering
volley of magazine fire crashed into the crowded mass of Tibetans,”
wrote Perceval Landon. “Under the appalling punishment of lead, they
[the Tibetans] staggered, failed and ran…Men dropped at every yard.”
The British soldiers mowed down the Tibetans with machine guns as they
fled. "I got so sick of the slaughter that I ceased fire, though the
general’s order was to make as big a bag as possible," wrote
Lieutenant Arthur Hadow, commander of the Maxim guns detachment. "I
hope I shall never again have to shoot down men walking away."
In a telegraph to his superior in India, the day after the massacre,
Younghusband stated: "I trust the tremendous punishment they have
received will prevent further fighting, and induce them to at last to
negotiate."

foste voi a fare un accordo coi cinesi come padroni del Tibet:
The Anglo-Tibetan treaty was accordingly confirmed by a Sino-British
treaty in 1906 by which the "Government of Great Britain engages not
to annex Tibetan territory or to interfere in the administration of
Tibet. The Government of China also undertakes not to permit any other
foreign State to interfere with the territory or internal
administration of Tibet."Moreover, Beijing agreed to pay London 2.5
million rupees which Lhasa was forced to agree upon in the Anglo-
Tibetan treaty of 1904. In 1907, Britain and Russia agreed that in
"conformity with the admitted principle of the suzerainty of China
over Thibet" both nations "engage not to enter into negotiations with
Tibet except through the intermediary of the Chinese Government.
amalric
2009-03-17 09:18:12 UTC
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Post by giovanni
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Post by giovanni2
La storia del Tibet ha origini incerte
Giah. Come questo pezzo di propaganda cinese,
smentisci con comodo, pirla
E perche' mai dovrei smentire un pirla che scopiazza propaganda?
magari perchè stai raccontando fole
Qui ci vuole Curzon, il cui bis o trisnonno defini' la geopolitica
dell'area.

Io personalmente mi sono stufato di fare lezioni gratis, ad uno che si
nutre di Bignami e di Wikipedia infiltrata dalle Guardie Rosse.

Per ora mi contento di far notare che le prime dinastie di Re Tibetani
risalgono al 7° secolo, e si conserva ancora il castello del primo. Sono
cioe' altrettanto antiche dei re Merovingi o Carolingi, e che uno di
essi regno' sul Celeste Impero addirittura.

L'unita' etnica, culturale ed i confini del Tibet come nazione
indipendente e' quindi molto antica.

E cio' che e' piu' importante gli attuali tibetani LA CONSIDERANO TALE,
praticamente da sempre, E OGGI SI BATTONO PER RECUPERARLA, dopo la
proditoria invasione cinese del 1950.

Non saranno 4 ZOZZONI a modificare questi FATTI, o ad alterare 1300 anni
di unita' tibetana.

Per cui cantiamo in coro, con gli stessi patrioti cinesi in visita
presso il governo tibetano in esilio:

*FREE TIBET FOR FREE CHINA!*

Grazie per avermi dato la possibilita' di esprimermi- LOL!

Am.
giovanni
2009-03-17 09:38:33 UTC
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Post by amalric
Wikipedia infiltrata dalle Guardie Rosse.
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH
Post by amalric
Per ora mi contento di far notare che le prime dinastie di Re Tibetani
risalgono al 7° secolo, e si conserva ancora il castello del primo. Sono
cioe' altrettanto antiche dei re Merovingi o Carolingi
e quindi dovremmo reintrodurre il sacro romano impero?
Post by amalric
L'unita' etnica, culturale ed i confini del Tibet come nazione
indipendente e' quindi molto antica.
ma non dire cazzate...il Tibet era in preda all'anarchia feudale, con
svariate correnti buddiste in lotta tra loro, tant'è vero che furono i
mongoli a introdurre il Dalai Lama e a far prevalere i berretti gialli
come corrente dominante...
Post by amalric
E cio' che e' piu' importante gli attuali tibetani LA CONSIDERANO TALE,
questo lo dici tu, fino a prova contraria...
Post by amalric
Per cui cantiamo in coro, con gli stessi patrioti cinesi
e noi cantiamo in coro con Sir Paul e i patrioti irlandesi "give
Ireland back to the Irish"
amalric
2009-03-17 09:45:19 UTC
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Post by giovanni
Post by amalric
Per cui cantiamo in coro, con gli stessi patrioti cinesi
e noi cantiamo in coro con Sir Paul e i patrioti irlandesi "give
Ireland back to the Irish"
Non volevo farti sbroccare cosi' rapidamente. Mi spiace, really.

:)

Am.
giovanni
2009-03-17 10:39:02 UTC
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Post by amalric
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Post by giovanni
Post by amalric
Per cui cantiamo in coro, con gli stessi patrioti cinesi
e noi cantiamo in coro con Sir Paul e i patrioti irlandesi "give
Ireland back to the Irish"
Non volevo farti sbroccare cosi' rapidamente.
prenditela con la tua regina..
http://www.london-gazette.co.uk/issues/55229/pages/8993
amalric
2009-03-17 17:12:33 UTC
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Post by giovanni
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Post by giovanni
Post by amalric
Per cui cantiamo in coro, con gli stessi patrioti cinesi
e noi cantiamo in coro con Sir Paul e i patrioti irlandesi "give
Ireland back to the Irish"
Non volevo farti sbroccare cosi' rapidamente.
prenditela con la tua regina
Perche'? La sua ava Vittoria e' sempre stata molto rispettata in Asia. E
Non e' un caso che i primi indiani a stabilirsi in UK erano reduci
dell'Esercito Indiano.

Per altro siamo stati anche eccellenti amici del popolo Tibetano, al
punto che Fosco Maraini ci ha rimproverato di averli lasciati troppo
presto a misurarsi da soli contro l'Armata Rossa.

E' evidente che alla coop Marebello avete le idee un po' confuse
sull'Asia, e magari non solo su quella. Sara' un senso di inferiorita'?

LOL

Am.
giovanni
2009-03-18 15:59:49 UTC
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Post by amalric
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Post by amalric
Per cui cantiamo in coro, con gli stessi patrioti cinesi
e noi cantiamo in coro con Sir Paul e i patrioti irlandesi "give
Ireland back to the Irish"
Non volevo farti sbroccare cosi' rapidamente.
prenditela con la tua regina
Perche'?
hai letto il link?
Lord Curzon
2009-03-17 20:11:47 UTC
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Post by giovanni
ma non dire cazzate...il Tibet era in preda all'anarchia feudale, con
svariate correnti buddiste in lotta tra loro, tant'è vero che furono i
mongoli a introdurre il Dalai Lama e a far prevalere i berretti gialli
come corrente dominante...
anche l'Italia mille anni fa' era in preda all'anarchia feudale...
Post by giovanni
e noi cantiamo in coro con Sir Paul e i patrioti irlandesi "give
Ireland back to the Irish"
in osteria in effetti può succedere di tutto... :-))
Lord Curzon
2009-03-17 20:10:07 UTC
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Post by amalric
Post by giovanni
magari perchè stai raccontando fole
Qui ci vuole Curzon, il cui bis o trisnonno defini' la geopolitica
dell'area.
direi più trisnonno.. :-))

Ad ogni modo la mia tariffa su IPI è 30 Euro l'ora...in fin dei conti sono
molto modesto... :-))

A parte la battuta il Tibet ha conosciuto anche momenti di gloria militare
con la creazione di un 'impero tibetano' che ha occupato pure la Cina. Poi
il Tibet è decaduto ma questo non significa certo che non avesse una sua
identità. La Cina dei Manciù formalmente rivendicava il Tibet come suo e
aveva un Amban a Lhasa come rappresentante di Pechino. Tuttavia man mano che
il potere cinese si indeboliva i tibetani di fatto si sono riconquistati la
propria autonomia, praticamente un'indipendenza de facto. Certamente la
spedizione di Younghusband ha accelerato il distacco del Tibet dalla Cina in
quanto, dopo la spedizione, la Cina ha provato a riprendersi con la forza il
Tibet ma i tibetani, dopo una lotta sanguinosa, hanno ricacciato i cinesi
indietro. Direi che in quel momeno l'indipendenza del Tibet è stata sancita
formalmente. Quindi è pretestuoso e terribilmente in malafede dipingere il
Tibet come una accozzaglia di popoli messi assieme dal 'Curzon' di turno :-)
per riempire una cartina e creare uno stato cuscinetto contro la Russia di
allora e la Cina... I tibetani hanno creato la propria cultura nei secoli e
questo lo testimonia la loro storia e la loro cultura che contengono in se
stesse i germi di questa stratificazione, stratificazione appunto dovuta a
secoli e secoli di storia vissuta assieme in uno stesso territorio.
A beneficio del 'caro pubblico' come non segnalare il libro di Hopkirk :-)
http://www.ibs.it/code/9788845923081/hopkirk-peter/alla-conquista-lhasa.html

Leggetelo e cestinate le boiate di giovanni...poi l'Adelphi mi darà una
percentuale (e Berlusconi naturalmente anche se per il momento non ho visto
ancora nulla)... ;-DD
amalric
2009-03-17 20:32:50 UTC
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Post by Lord Curzon
A beneficio del 'caro pubblico' come non segnalare il libro di Hopkirk :-)
http://www.ibs.it/code/9788845923081/hopkirk-peter/alla-conquista-lhasa.html
Quoto. L'identita' culturale e politica dei tibetani e' sempre stata
molto forte, percio' malgrado la loro religione pacifista, non si
rassegnano a perderla.

Nel caso delle giovani generazioni essi sono addirittura disposti a
sacrificare la loro identita' religiosa, se cio' dovesse servire a
salvare la loro identita' politica.

Il che e' molto grave perche' vorrebbe dire l'abbandono della politica
non violenta che porto' a centinaia di migliaia di morti durante la
Spartizione in India.

Infine a piu' lungo termine, come pensano alcuni think tank indiani, la
sparizione del Tibet come zona cuscinetto tra India e Cina portera' a
nuove tensioni tra le esigenze idriche degli agricoltori cinesi e di
quelli indiani, che sono la principale parte della popolazioni dei due
paesi, e di cui i loro governi non possono non tener conto.

Rischiando di scatenare una nuova guerra tra India e Cina, che la prima
vivrebbe come una rivincita rispetto a quella degli anni 1960.

Infine si disilludano i bocciofili dello Strapaese. I tibetani non
rinunceranno mai alla loro autonomia, e neanche a piu' lungo termine
alla loro indipendenza. E non lo faranno certo per l'Italico vizio di
stare dalla parte del piu' forte. Hanno altri amici, grazie.

Am.
Lord Curzon
2009-03-17 21:33:11 UTC
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Post by amalric
Post by Lord Curzon
A beneficio del 'caro pubblico' come non segnalare il libro di Hopkirk :-)
http://www.ibs.it/code/9788845923081/hopkirk-peter/alla-conquista-lhasa.html
Quoto. L'identita' culturale e politica dei tibetani e' sempre stata
molto forte, percio' malgrado la loro religione pacifista, non si
rassegnano a perderla.
Nel caso delle giovani generazioni essi sono addirittura disposti a
sacrificare la loro identita' religiosa, se cio' dovesse servire a
salvare la loro identita' politica.
Il che e' molto grave perche' vorrebbe dire l'abbandono della politica
non violenta che porto' a centinaia di migliaia di morti durante la
Spartizione in India.
secondo me i tibetani fanno molto bene a coltivare amicizie con i giovani
democratici cinesi. Una soluzione incruenta della questione tibetana potrà
venire proprio da una democratizzazione della Cina e dalla sensibilizzazione
sul tema delle minoranze dei loro possibili futuri leader democratici.
Punterei proprio su quest'ultimo punto perchè pure nella Cina dei
nazionalisti prima e poi dei comunisti a parole si era promessa una diversa
politica nei confronti delle minoranze, nei fatti si è conservata l'antica
politica cinese di colonizzazione ed assimilazione come è avvenuto nella
Mongolia interna o in Manciuria ad esempio.
giovanni
2009-03-18 16:00:36 UTC
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Post by Lord Curzon
A beneficio del 'caro pubblico' come non segnalare il libro di Hopkirk
che non è propaganda, NOOOOO
Lord Curzon
2009-03-18 19:32:41 UTC
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Post by giovanni
Post by Lord Curzon
A beneficio del 'caro pubblico' come non segnalare il libro di Hopkirk
che non è propaganda, NOOOOO
beh...per il cientro socciale 'Giuseppo Stalìn' immagino che lo sia mentre
quello che viene dal minculpop cinese è tutta verità rivelata... :-)
Lord Curzon
2009-03-17 19:54:01 UTC
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"giovanni2" <***@libero.it> ha scritto nel messaggio news:84009eb4-de17-43d0-aa02-***@j38g2000yqa.googlegroups.com...

scusa: qual è la fonte di questa accozzaglia di imbecillità?
Il minculpop cinese?
Continua a leggere su narkive:
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